
2026. Il rumore dell’anno nuovo. Auguri a tutti!
Da qualche ora siamo nel 2026. Il 26esimo anno del nuovo millennio, probabilmente l’anno che tutti si aspettano come l’anno della pace, migliore di quello appena trascorso e magari ricco. Tutto nella norma, o quasi.
Ogni anno, come un mantra da disco rotto, ci si imbatte in propositi che abbracciano tutto quello che è mancato o che si vorrebbe che ci fosse, e mentre ci si risveglia dai botti, dai bagordi della nottata di San Silvestro e da questo torpore con qualche presa di coscenza e desiderio concreto di cambiamento, resta ancora viva quella sensazione di vuoto che genera questo passaggio d’anno.
L’odore del pesce arrosto; il bagliore o luccichio delle luci; il calore delle case addobbate e imbandite con tavolate luculliane; i regali ancora freschi sotto l’albero. Tutto molto bello.
L’anno nuovo, si sa, porta con sé lo strascico del precedente per certi versi, la novità del nuovo e quell’attimo di riflessione che accade solo una volta nel corso di 365 giorni, mai così sentito come in questo periodo.
Qualcuno si chiede: “E adesso?”
Ed ecco che mentre l’odore del pesce svanisce, si inizia ad avvertire l’odore acre dell’indifferenza; le luci fanno spazio al buio della solitudine; il calore al freddo delle relazioni; le case e le tavolate imbandite al disordine della frenesia; i regali ricevuti all’egoismo. Tutto molto bello?
Anno nuovo, vita vecchia!? L’anno, appunto, l’anno nuovo che con il Natale porta in seno speranza, pace, fratellanza, inclusione, novità, accoglienza e chi più ne ha, più ne metta magicamente diventa l’inizio della fine. Perché questo rumore?
Perché al posto di un rumore così assurdo e assordante non si prova a trasformare lo sfarzo in carità. Sì, perché se i botti di Capodanno fanno rumore, fa rumore anche una persona sola, fa rumore anche una relazione interrotta, fa rumore la mancanza di amore, fa rumore una guerra, fa rumore l’indifferenza, fa rumore la mancanza di accoglienza, ascolto ecc.
Non saranno fuochi d’artificio, ma “botti di vita” per il nostro cuore e quello altrui; BOOM!
Il nuovo anno deve far RUMORE, ma quel rumore che non ferisce. Deve essere una festa, sì, ma dove far festa significhi anche festeggiare per quello che si ha con chi c’è senza escludere nessuno, nemmeno i restanti 364 giorni in attesa del “nuovo Natale”.
Il cibo e il vino simbolo di festa, va bene. Sulle nostre tavole, però, non dovrebbe mancare un altro ingrediente: il ricordo di chi non può permettersi tutto il ben di Dio che abbiamo: oltre 800 milioni di persone oggi non hanno potuto mangiare.
Allora auguri rumorosi, auguri fragorosi per un 2026 che non lasci indietro nessuno, se non il vecchio anno passato. Il futuro non lo conosciamo, ma il presente è realtà e fa RUMORE. Prestiamo ascolto e se abbiamo in dono la bellezza, non trasformiamola in menzogna! Meno forma e più sostanza.
Auguri a tutti!