
La mia esperienza di stage in SIR: cinque giorni che valgono molto più del tempo che occupano
Dal 10 al 14 novembre 2025 ho avuto la possibilità di vivere un’esperienza che difficilmente dimenticherò: il mio stage presso la redazione SIR a Roma. Cinque giorni soltanto, verrebbe da dire. In realtà cinque giorni capaci di lasciare un segno profondo, umano prima ancora che professionale.
Sono stati giorni intensi, carichi di lavoro ma soprattutto di un arricchimento sincero, gratuito, che non si riceve ovunque. Mi sono sentito accolto, supportato, ascoltato, guidato. Voluto bene, semplicemente. E non lo dico per formalità: per chi, come me, spesso si percepisce un “cristiano sfasciato”, rendersene conto non è immediato. Eppure è successo.
In mezzo alla frenesia del lavoro giornalistico, ho incontrato persone che hanno saputo trasformare uno stage in una piccola scuola di vita. Per questo sento il bisogno, ancora una volta, di dire GRAZIE.
GRAZIE ad Amerigo, per la sua accoglienza instancabile e quel supporto paterno che fa sentire parte di una famiglia.
GRAZIE a Daniele, angelo custode di noi stagisti: tenace, fraterno, presente come chi ti adotta senza chiederlo.
GRAZIE a M. Chiara, per la freschezza e i sorrisi che sono stati un vero balsamo.
GRAZIE a Riccardo, guida silenziosa ma mai distante, presenza sicura dietro le quinte.
GRAZIE a Raffaele, per la saggezza e i consigli sempre orientati anche al nostro futuro.
GRAZIE a Filippo, per lo sguardo attento e l’aiuto discreto ma importante.
GRAZIE a Michela, per la grinta sul fronte vaticano e la speranza che ci ha trasmesso.
GRAZIE ad Alberto, per il sostegno delicato e la presenza attenta, mai scontata.
GRAZIE ad Andrea, per la simpatia romana e gli incontri sotto il sole di Roma, piccoli ma preziosi.
GRAZIE a Marco, che ci ha insegnato che la luce non è solo un obiettivo fotografico ma anche uno stile di vita.
GRAZIE a Valentina, che ci ha accompagnati prima, durante e dopo lo stage con cura, fermezza e un sorriso che sostiene.
GRAZIE a Gianni, per gli “Euroconsigli” e una disponibilità che supera le distanze.
GRAZIE a Giovanna, per il garbo e la profondità d’animo che abbiamo incontrato.
GRAZIE a Marco, per il lieto benvenuto quotidiano, con un sorriso che sembrava ricordare che il lavoro può essere motore di vita.
Se ho dimenticato qualcuno, perdonatemi: la gratitudine è davvero per tutti.
Cosa suggerire per i prossimi stagisti?
Me lo avete chiesto e rispondo come ho iniziato questo percorso:
“Renditi disponibile e vedrai meraviglie.”
Conoscendo Daniele, immagino già il suo commento:
“Stefano, qualcosa di meno romantico?”
E va bene così: perché anche il sorriso che nasce da queste battute salva la vita. E in qualche modo, anche in questo, voi mi avete salvato.
Il mio vero augurio è semplice: non cambiate. Continuate a essere voi stessi, come lo siete stati con me.
Adesso vi saluto. La Puglia vi aspetta, se vorrete. Sappiate soltanto che tutto questo per me è stato davvero molto bello.
E a chi dedico questa esperienza? Agli ultimi. A me. A voi. Alla mia famiglia. A Lui.