
Ciao Papa Franzuska. Hai vinto tu, ha vinto l’amore!
Lo so, è un neologismo, ma mi piaceva chiamarti così con questo strano, ma simpatico appellativo come farebbe un figlio nei confronti del padre amato. Si, perché tu sei stato un padre amato, amato da tutti, dai più piccoli ai più grandi, dai poveri, alle autorità, da quel piccolo me, ma soprattutto sei stato amato da Dio, quel Dio buono e senza pretese che hai voluto portare ovunque, a partire dalla “fine del mondo” come amavi definirti: “Il Papa che viene dalla fine del mondo” ed è proprio lì che hai manifestato la tua più grande devozione e opera pastorale, proprio verso gli ultimi.
Sei stato anche come Gesù: giudicato, criticato, osteggiato, ferito e come Gesù sei risorto a Pasqua. Hai vinto tu; hai vinto la morte e la “spuzza” dell’indifferenza e della crudeltà.
Anticonformista: non avevi paura di andare controcorrente perché per te significava coraggio dove quel coraggio stava a significare “nulla da perdere”.
Hai segnato i tuoi 12 anni di papato con quel delicato approccio umano che riusciva a scuotere anche gli animi più freddi; hai portato la Chiesa ad essere sempre più aperta e prossima agli altri; hai accolto tutti, e tutti i cuori aperti alla fede e alla tua amata speranza ti hanno accolto; hai sdoganato preconcetti con dolce umiltà; hai coniugato i verbi amare, accogliere, donare, perdonare, sognare e tanti altri in tutte le lingue del mondo, ma adottando un codice universale: il sorriso e l’ironia!
Hai affrontato con coraggio e fede la pandemia chiedendo al Signore perdono e guarigione per il Mondo intero: quel 27 marzo del 2020 ti sei fatto ancora più piccolo in preghiera, in quella grande piazza San Pietro desolata e lo hai fatto per manifestare la forza della carità.
Durante le consuete udienze del mercoledì e la recita dell’Angelus domenicale in Piazza San Pietro a Roma sapevi sempre come dire l’essenziale in poche parole, ma centrate e mai biasimanti; poi la benedizione e quel saluto di arrivederci, con la preghiera e il buon pranzo, ecco come farebbe un buon padre di famiglia: augurare il buono in qualsiasi momento o contesto ai suoi figli, così come ci hai trattati, FIGLI! Tu sapevi toccare i corpi e gli animi delle persone; sapevi pontificare, ma nello stesso tempo ascoltare con l’orecchio del cuore, come hai insegnato a noi giornalisti.
Ho tanti ricordi che mi fanno ripercorrere il tuo pontificato, tuttavia quello che più mi è rimasto impresso è stato l’averti seguito, con i colleghi importanti della stampa, quel non molto lontano 25 settembre 2022 (sembra ieri) in occasione del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale a Matera: esperienza indimenticabile, soprattutto per chi come me è agli inizi, e si sa che gli inizi sono molto emozionanti, poi se ti capita di incontrare il Papa, non ne parliamo!
Di quel giorno ricordo, in sequenza a caso: le corse per arrivare in tempo in postazione stampa; il fiume di persone; il fiume di sudore; il caldo; tantissime telecamere (mai viste così tante) puntate verso la struttura, il palco che ti ha ospitato; le oltre 200 foto scattate e volti noti e meno noti immortalati (compresa la foto in anteprima e in allegato e non me ne vogliano gli esperti di fotografia ahahah); i tantissimi prelati e pelati (ahaha); il tuo raggiante sorriso; la tua profonda preghiera in disarmante raccoglimento di fronte all’icona della Madonna; poi silenzio e “rumore” dentro di me, dentro di noi, ma si trattava di un rumore carico di immensa bellezza e gratitudine per l’esperienza vissuta e per aver ascoltato la tua Parola: ritornare al pane, inteso come semplicità e nutrimento del corpo e dello spirito, sempre con un occhio rivolto ai più deboli e agli ultimi.

Poi dopo Matera, tantissime altre esperienze, questa volta vissute più da lontano e da semplice “cristiano sfasciato” come amo definirmi, che mi hanno tenuto stretto, stretto vicino alla tua missione di ecumenismo pulito e scevro da sistemi di potere; che mi hanno dato la possibilità di riflettere sul mio cammino e su quello che stavo facendo e potevo fare per essere una persona migliore, più concreta, più simile al tuo esempio.
Adesso il Mondo intero aspetta un nuovo Papa; io aspetto un nuovo Padre, buono e giusto: il mondo ha bisogno di un Uomo Santo ricco di umanità, povero di apparenze.
E ritorniamo al presente. Oggi mentre ti scrivo, tu non ci sei più (almeno fisicamente) ma sono convinto che ora più che mai ci sarai per me e per tutti noi, e permettimi di chiedertelo: non dimenticarti di pregare per me…da Lassù!
Grazie Papa Franzuska; Grazie Papa Francesco: oggi si celebra la vita e non la morte, perché tu l’hai vinta e vivrai per sempre con noi e per noi!
“E la nostra speranza ha un volto: il volto del Signore risorto, che viene «con grande potenza e gloria»” (Mc 13 26)” (Angelus, 15 novembre 2015). La speranza quindi non è qualcosa, ma qualcuno, proprio come esclama san Francesco nelle Lodi di Dio Altissimo: “Tu sei la nostra speranza!” (FF 261). 7 mag 2020”
Jorge Mario Bergoglio – Papa Francesco
Da un servo inutile
Stefano
In ricordo di un grande Padre, di un Santo Padre🤍🙏