
Fatto è meglio che perfetto
Fatto è molto meglio che perfetto. Sembra una delle tante frasi fatte popolari, impacchettate e spiattellate mediaticamente, ma in realtà non lo è. Si, perché in un periodo storico dove gli stereotipi sociali e mondani vanno per la maggiore, fare le cose (per bene) per noi e con chi ci sta accanto nei luoghi della nostra vita sta diventando desueto.
Iperconnettività, pervasività digitale e tecnologica, relazioni dal vivo ridotte al lumicino e come direbbe il sociologo Castells l’avvento della “virtualità del reale” nella nostra cultura del sociale mediatico come fenomeno di massa stanno inflazionando non poco quelle che dovrebbero essere sane abitudini di vita, soprattutto in termini etici e pedagogici.
Troppo spesso si pensa più alla perfezione, all’essere sempre più performanti e prestanti per essere accettati dagli altri piuttosto che all’essenzialità delle cose, del fare e del “disfare” perché una cosa piuttosto che un’altra se non ci risulta impeccabile, perfetta potrebbe creare la nascita di un problema, ma il vero problema è insisto nell’approccio e nel valore che noi diamo alle cose che facciamo e come vengono fatte, direbbero gli esperti in materia.
Qualche gg fa mi colpiva un aforisma che citava: “Sei nato per essere vero, non perfetto”. Mi pongo spesso la domanda: per essere vero cosa serve?
Oggi, durante un corso di formazione a lavoro si è parlato di tempo, della valorizzazione dello stesso e di come se bene o mal gestito può influenzare l’andamento delle nostre giornate e della nostra vita.
È evidente che risulta difficile poter governare nella perfezione tutto il nostro tempo, sarebbe un’impresa ardua e complessa, ma oggi ho capito che forse se l’essere veri aiuta nella nostra missione di vita, probabilmente è altrettanto vero che il tempo può fare la sua parte in tutto questo.
Il tempo è denaro direbbe un vecchio adagio; oggi il tempo ci dice che se “fatto” (bene), utilizzato bene, è migliore che perfetto…è vero!
Dunque tempo, fatto, perfetto!
In conclusione, non dobbiamo mai dimenticarci che siamo esseri umani e che la perfezione riguarda solo le macchine che “di fatto” hanno solo un protocollo, una luce che lampeggia, un suono e poi un prodotto finito perfetto, ma fatto è il tempo giusto e si coniuga sempre al presente, a quello che per noi è verità, il vero dell’essere noi stessi in contatto con la realtà, non perfezionismo.
In termini di gestione del tempo diremmo: l’ho fatto!
Questo è perfetto! Al lavoro, in famiglia, con gli amici, tra parenti o affini, tra colleghi e con noi stessi fatto è meglio che perfetto, molto meglio.
E tu, cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti