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Se giudichi le persone…

Se giudichi le persone…

Se giudichi le persone non avrai tempo per amarle. Lo diceva Madre Teresa di Calcutta, una che si è letteralmente “piegata” al giudizio spietato della gente, dei suoi detrattori, dei suoi persecutori pur di aiutare la GENTE, ma quella gente “ultima” e lo ha fatto senza giudicare chi aveva di fronte e chi aveva alle “spalle”, adesso è una Santa di Dio.

Oggi, però, vi voglio raccontare una storia, è la storia di un uomo che è rinato dalla sua fragilità, dal suo limite che era ed è stato per tanto tempo il giudizio.

Luca (nome immaginario) è un uomo che oggi ha quasi 50 anni, ma che per 26 anni della sua vita ha ammazzato, la sua vita e quella degli altri. Sì, avete letto bene ha ammazzato! Il verbo AMMAZZARE ha già di suo una fonetica che turba, se lo leggiamo proprio in quello che significa letteralmente: togliere la vita a qualcuno (probabilmente anche a se stessi ndr.) ma perché, perché il verbo ammazzare ora va tanto di moda, anche nel senso lato?

E’ una domanda che mi pongo anch’io da tempo; in tv non si fa altro che declinare in tutte le maniere il paradigma di questa “tendenza”; le scuole muoiono di indifferenza verso gli alunni e gli insegnati; i più poveri uccisi dalla crisi, ma forse non pensate che tutti questi assurdi fenomeni possano centrare con il GIUDIZIO?

Eh, ma il giudizio è sovrano, direbbe qualcuno! Retorica a parte, l’uomo che vi stavo raccontando, Luca, è stato un mafioso per quasi 30 anni; 20 anni di carcere, innumerevoli omicidi e oggi si reputa una “merda”, perché all’epoca dei fatti, della sua vita precedente scellerata, ha considerato il vivere come un giudizio: mortis tua, vita mea che tradotto significa: la tua morte per la mia vita, punto, così è deciso!

Cosa c’è di assurdo in tutto questo? Beh, penso al fatto stesso di aver ammazzato perché aveva giudicato che quella o quelle vite non dovessero più esistere; penso a quando lui si è sentito giudicato e per orgoglio e difesa si è fatto giustizia. Oggi però Luca ha scontato la sua pena; oggi Luca vede giovani, come quando lo è stato lui, seguire strade sbagliate, ma gli è rimasto il rimorso e il rimpianto di non aver avuto la forza di PARLARE con qualcuno per venirne fuori, per mollare quella MERDA che lo stava risucchiando nel baratro e sappiamo tutti come si chiama quella cosa lì…e quella cosa lì ti porta a GIUDICARE, ma attenzione il giudizio non è solo negativo!

Luca, infatti, ha utilizzato il suo giudizio, quello sano, quello ragionato non di pancia ma di testa e di cuore, per creare un movimento contro chi vuole “offendere” con violenza qualcuno e per strappare i giovani da un giro pericoloso….OGGI LUCA E’ RINATO!

Luca è stato un carnefice e una vittima di questo squallido vortice, ma non è solo lì che c’è il marcio, anzi è nella quotidianità di tutti i giorni che bisognerebbe combattere contro questi mostri che la vita la tolgono, anche solo e soltanto con un “semplice” giudizio!

Siamo nel 2024 e di storie come questa ce ne sono a bizzeffe, ma per essere più pragmatici dovremmo dire che siamo nel terzo millennio e non abbiamo ancora capito che SE GIUDICHIAMO LE PERSONE, NON AVREMO IL TEMPO PER AMARLE E PER AMARCI.

In conclusione, penso a tutte quelle volte che ho giudicato e ho “ammazzato”, ma penso anche che è bellissimo riconoscere i propri errori, dare spazio alla vita e non alla morte, ma soprattutto parlare con chi è pronto ad ascoltare e gente per bene, grazie a Dio, ce n’è ancora, come il tempo per amare.

Se il giudizio è una spada di Damocle, possiamo dire che questa spada può essere piegata: lo diceva Madre Teresa di Calcutta, lo possiamo fare anche noi a partire da piccoli gesti, dal guardare agli ultimi da primi che credono al bene e che credono che l’atro meriti rispetto senza giudizio altrimenti non avremo il tempo per amarlo, per amarci, per guarirci dal veleno di una ‘vita morta” che toglie un posto alla vita vera quella del senso più nobile che possa esistere, in una frase: se giudichi le persone non avrai il tempo per amarle, lo sapeva una Santa di Dio, lo sappiamo anche noi.

S H E M A’

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