
Uno straccio di prete
“Uno straccio di prete. Si definisce così don Marco Pozza volto noto a livello ecclesiale e giornalistico, autore televisivo, scrittore, ma soprattutto un prete che svolge il suo ministero pastorale come cappellano del super carcere di massima sicurezza di Padova.
Intervenuto per il ritiro quaresimale presso la Parrocchia dello Spirito Santo a Trani lo scorso 10 marzo, don Marco dopo aver celebrato la consueta messa del fanciullo e tenuto 2 catechesi sul tema “speranza, perdono e rinascita” si è concesso ai nostri microfoni e alle nostre telecamere per una breve, ma profonda intervista.
Don Marco ha parlato di quella che è stata ed è la sua vocazione al presbiterato: una storia fatta di cadute, ma altrettante ripartenze frutto dell’amore di Dio che, come egli stesso ci ha confidato, ha deciso di prendere uno “straccio” e farne un uomo al suo servizio, al servizio del prossimo in un carcere dove non c’è la libertà, ma ci può essere tanto altro di bello come l’amore, l’ascolto, la fratellanza e la Parola che penetra da una ferita, trasformandola in feritoia.
Per poter capire la sofferenza, la brutalità della vita bisogna essere nella “merda” – sue parole – e don Marco (cacofonie a parte) lo ha capito in questi 20 anni di sacerdozio, ha capito che l’uomo non è abbandonato da Dio, ma decide di abbandonarsi e solo quando tocca il fondo capisce che lì c’è qualcuno che lo aspetta, gli tende una mano e gli dice: “Tu sei prezioso, tu vali”.
Classe ’79, già da diversi anni è cappellano del carcere di Padova ed è lì che vive e che ascolta chi ha perso la sua libertà, persone che devono giustamente scontare la loro condanna, ma che hanno comunque diritto al perdono, solo se scelgono di fasi perdonare, ma soprattutto perdonarsi.
Ha più volte incontrato ed intervistato Papa Francesco e di lui dice: “E’ l’uomo che mi ha salvato, è di una intelligenza e umanità unica, ma seguire lui non deve essere una moda”.
Durante le sue catechesi, introdotte da don Mimmo Gramegna parroco della chiesa dello Spirito Santo, non sono mancati aneddoti, condivisioni e momenti di raccoglimento perché secondo don Marco quello che conta è lo stare in primis con Lui, con Gesù.
Al termine dell’intervista ci ha voluto salutare così, con un pensiero rivolto ai lettori di In Comunione per questa Pasqua: “Il mio augurio è di credere alla risurrezione dei viventi, piuttosto che a quella dei morti perché è lì che avviene il miracolo”.
In sintesi, questa è stata la mia esperienza nell’aver intervistato un UOMO che, nonostante il bene che fa, si defisce uno “straccio”. L’ho potuto vedere da vicino questa volta e non solo dalla tv; ho visto i suoi occhi e ho letto tanto amore, tanto amore da voler donare e tutto quello ricevuto lui lo fa diventare da tramite attraverso se stesso verso Colui che ci guida dall’alto.
Penso a me, a quanto io mi senta uno STRACCIO di fronte a tutto ciò! Quanta miseria alberga in me, io che talvolta mi dimentico della carità, dell’ascolto e dell’amore verso il prossimo perché magari anch’io sono stato ferito da “quel prossimo”, eppure con lui di fronte mi sono sentito amato, accolto, perdonato perché non c’è cosa più bella che sentirsi uniti e capiti. La fragilità e i nostri limiti non avranno MAI L’ULTIMA PAROLA se ci crediamo e se crediamo!
E voi, come vi sentite fragili o forti?