
39…e sto!
Oggi è il mio compleanno, sì compio quelli che sono gli anni a cavallo degli “anta”, dunque tanti auguri a me!
Sono nato il 1 novembre del 1984, una data casuale o forse no, per alcuni. Ricordo ancora quando i miei genitori Antonio e Antonietta mi raccontavano di quel giorno: faceva freddo (ora è una rarità ahahah) e nevicò tantissimo, sì perché io sono nato in un posto a due passi dalla montagna e da uno dei laghi più belli al mondo, Erba in provincia di Como. Strano?
In effetti per uno che ha trascorso la sua vita da pugliese (barese per la precisione) nel midollo essere nato in Brianza suonerebbe strano, ma la mia storia testimonia ben altro di “assurdo”.
I miei genitori sono pugliesi, ambedue emigrati al nord per motivi di lavoro; ambedue stranieri in una terra straniera, ma con un destino che li stava attendendo: l’incontro che li avrebbe portati sino al matrimonio, sino alla mia nascita in Lombardia dove appunto vivevano da circa 10 anni.
In realtà è di altro che volevo scrivervi quest’oggi. Faccio un passo indietro e provo a raccontarvi di come festeggiavo i miei compleanni da piccolo, ma prima una domanda: quanto è importante onorare la propria data di nascita e quella altrui e come è giusto farlo?
Da bambino per me la consuetudine della festa in occasione del compleanno non era tanto di “casa”. Il più delle volte mi ritrovavo “solo” e anche una candelina sulla torta diventava un corpo estraneo da cui stare alla larga.
Avrò festeggiato pochi compleanni in compagnia di amici o famiglia “allargata”, ma il punto è un altro. Io, sotto sotto, accoglievo nella tristezza di un “non compleanno” quello che avevo: dall’attesa di quel giorno anche se quel giorno sarebbe stato come tutti gli altri, alle risposte agli auguri con una “dolce melanconia” e quando dovevo farli provavo a non ripetere quella che era la mia mancanza in famiglia.
Insomma, ero uno che con le feste appariva un disastro, ma provava ad esserci: timido, impacciato, bullizzato e mettiamoci pure allontanato alle volte (non ho mai capito perché).
Col tempo ho realizzato che sarebbe stato importante festeggiare, fare festa alla vita, al dono della vita e di chi mi ha voluto, da quaggiù e da lassù. Oggi ad un passo dalle 40 primavere riscontro altro. No, non sono solo o dimenticato, questo no, non si è indifferenti. Quello che manca è la sincerità di un augurio, la presenza dello stesso, l’augurare veramente il bene che significa: io voglio il tuo bene, non il mio (soltanto)!
Con gratitudine ringrazio ogni volta che qualcuno si ricorda di me, ma ritornando alla domanda iniziale…quanto è veramente importante per chi scrive e per chi riceve?
Sono nato “sotto” la neve che per antonomasia rappresenta la freschezza, il candore, la purezza. Oggi non c’è neve, ma per la 39esima volta nella mia vita ringrazio Dio che ogni anno mi fa incontrare belle persone ed elimina il marcio, la falsità, l’arroganza e il finto buonismo, dunque una sorta di “nevicata”.
Accogliere, ascoltare, essere presenti, donare affetto ecc. dove li abbiamo lasciati? Il compleanno non è un WhatsApp e basta, non è ho fatto il mio dovere, non è non ti scrivo perché sono offeso/a e dunque fatti tuoi. È il giorno che ci permette di dire io posso fare ancora qualcosa per me e per gli altri, ho tutto quello che mi serve, la vita, e la posso anche donare.
Quante occasioni si perdono, ma questo è il mio pensiero e resta tale, non è legge.
A voi, quindi, che per me avete speso un pensiero sincero, GRAZIE DI CUORE!
Mi piace pensare che non sono mai stato solo, sono semplicemente diversamente in compagnia.
E tu, che valore dai agli auguri che parlano anche di te? (ci sei o non ci sei).
Ah, auguroni a tutti di santità per oggi, questo è più importante di tutto il resto!