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IndifferEnza

IndifferEnza

IndifferEnza o indifferenza. I matematici rispettando la proprietà commutativa direbbero: cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Oggi vorrei soffermarmi con voi su una parola che racchiude un atteggiamento che spesso noi umani mettiamo in pratica, essere indifferenti.

Atteggiamento tipico di chi poco si interessa di qualcosa o di qualcuno. Io ho provato a dare un nome a tutto questo, come se fosse un alter ego a cui rivolgermi per un istante e l’ho chiamata IndifferEnza.

Mi piace pensare che come accade ad una persona, la mia amica “Enza Indiffer” si sia sia sbagliata di grosso.

Purtroppo però c’è quella legge che dice che due indizi fanno una prova, ma andiamo per ordine senza dimenticare quello che si perde di concreto con la nostra “amica” Enza.

Beh, potremmo fare un elenco di cose che portano ad essere indifferenti: gli ultimi, quelli da cui non si può trarre interesse, le persone meno fortunate, chi dice come la pensa e tocca i nostri nervi scoperti, i “diversi” ecc.

Occorre però soffermarsi anche sul motivo per cui sovente accadono eventi come sopra. La mia piccola esperienza di vita a quasi 40 anni, mi ha insegnato e mi sta insegnando che l’indifferenza è una forma di escamotage per non avere dialogo con l’atra persona che si incontra.

Parto dal presupposto che io molte volte pecco di indifferenza, dunque il mio non è “vangelo”, ma siccome ultimamente ho assistito a quanto questa cosa possa fare male o se negata bene, ho deciso di fare un focus in merito e condividere con voi quanto questa azione può arricchire tutti, io in primis che sono vittima e carnefice, se gestita bene.

Non molti giorni fa ho “partecipato” ad un confronto tra amici (2 di questi avevano litigato) e una delle controparti ad un invito rivolto verso il chiarimento ha mostrato indifferenza (non entro nel merito); caso opposto con altri, il desiderio di chiarimento, nonostante l’alterco, ha portato alla pace o perlomeno non ha interrotto il dialogo.

Occhio però: potremmo tutti essere indifferenti verso il “bisogno” di qualcuno, anche con un “sorriso” di circostanza il ché non sarebbe il massimo del rispetto.

Penso a tutte quelle volte che si perde un’opportunità: farsi “coccolare” dalla voglia di non rimanere imprigionati in quella trappola che si chiama orgoglio.

L’era del benessere, il “tutto è dovuto”, la vanagloria sono cibo prezioso nell’oggi per alimentare questo fenomeno che dilaga un po’ ovunque anche tra amici, in famiglia, al lavoro, luoghi di culto, associazioni ecc. senza fare di un’erba tutto un fascio, ma il dato oggettivo purtroppo resta; chi subisce la mannaia dell’indifferenza sono soprattutto i giovani, gli anziani e gli adulti che cercano di essere ascoltati.

Però, c’è sempre un però che può ribaltare il tutto. E se pensassimo a quanto sarebbe bello investire del tempo con qualcuno? I benefici sarebbero molteplici dall’abbattimento della solitudine, al sano confronto, al sorridere o commuoversi insieme e così via…

Dunque, possiamo dire che c’è una soluzione, anche di fronte all’indifferenza, ma questa da sola non basta, serve la nostra partecipazione ed empatia verso chi non ci vuole fare del male, anche se “diverge” dalle nostre vedute, infondo il mondo è bello perché vario.

Se avete consigli, non resto indifferente…😉

Nota a margine:

se mi hai cercato per un motivo e poi chissà perché non ci siamo più sentiti, non restare indifferente, non serve, piuttosto dimmi come posso o possiamo rimediare o accogliere un cambiamento di programma.

Grazie a tutti per avermi letto.

E non finisce qui…

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