
Facciamo che vinco io? Do ut Deo
Do ut des, dal latino “ti do se mi dai”. Avete mai pensato a quanto sarebbe bello il mondo se non si vivesse più con la pretesa del ricevere soltanto (per utilizzare un eufemismo) ma ci si incontrasse soprattutto per dare.
“Dare? Ma cosa, io devo dare qualcosa a chi? Con tutti i cavoli che ho per la testa devo pensare anche agli altri, ma per favore!”
Un esempio concreto questo appena citato di quello che sovente, anzi molto spesso accade a tutte quelle persone che si sentono con la “pancia piena”, che non hanno capito che la felicità e lo stare bene con se stessi e col mondo che ci circonda parte proprio da quel verbo che tutti facciamo fatica a recitare e ad attuare, il verbo DARE.
E chi ce lo fa fare? Il mondo va a rotoli, non c’è lavoro e poi è tutta una perdita di tempo. Sì, perché spesso il ragionamento che ci viene più spontaneo è: adesso sistemo prima i fatti miei e poi penso agli altri, se c’è tempo…
Va bene, sarebbe anche giusto avere prima cura di sé stessi, ma questo comunque non basta per avere una completa realizzazione di quel bene, quella gioia che può diventare felicità quando in maniera gratuita si pensa all’altro anche, o magari qualche volta prima, prima a chi abbiamo di fronte.
Mi ha sempre colpito una frase che sentii durante una conferenza (non cito di che tipo per non influenzare nessuno, siamo tutti uguali) e cioè: nessuno è mai morto per aver dato.
NESSUNO È MAI MORTO PER AVER DATO.
Una sorta di boato nel nostro silenzio assordante, ma parlo mettendo in primis me in discussione, fatto talvolta di egoismo. Come a dire: puoi morire in qualsiasi modo, ma anche se hai “poco” e doni, non muori anzi, guarda un po’, puoi salvare la vita a te stesso e agli altri.
Molto eloquente, per esempio, la vita e la storia di San Rocco (vi invito ad approfondire) che nemmeno la peste bubbonica di allora riuscì ad ucciderlo perché dava e cosa ne riceveva? AMORE che poi diventava gioia, appagamento e felicità.
Dunque, conviene o no dare? Se penso a tutte quelle volte che non ho dato (tante) penso soprattutto all’opportunità che ho perso di crescere, di essere migliore di essere un piccolo esempio di bene.
Gli psicologi o gli esperti in materia direbbero che un bambino impara, cresce nel vedere l’esempio dell’adulto, un genitore nella fattispecie quando ama.
Anche un adulto può fare come un bambino, perché dentro lo siamo tutti un po’ “bambini”, fanciulli in cerca d’amore, ma quell’amore donato senza pretese, così gratuitamente do-nato, nato per uno scopo, una missione di unicità nel bene, un gioco: facciamo che vinco io? La risposta più spontanea che ne scaturirebbe? Ma dai?!
E ci risiamo, ma questa volta l’accezione è positiva! Ma DAI, cioè tu puoi dare te stesso per vincere.
Se abbiamo ricevuto è perché qualcuno (Deo) ci ha dato la vita e poi tutto il resto anche in autonomia, dunque possiamo anche noi pensare di poter donare una piccola parte di quel dono e come direbbe un bimbo: facciamo che vinco io?
Sì, vinciamo tutti!
Non più do ut des, ma do ut Deo e ci metterei anche gratias, Dio grazie, grazie per quello che ho e che posso dare all’altro che ho di fianco.
Infiniti auguri a questa splendida coppia di sposi che oggi hanno donato amore a se stessi e a tutti! #egioiasia
Ad multus bonum.